Vent’anni, gli occhi sognanti e la determinazione che oggi occorre per far spazio ai propri obiettivi in un sistema che ci vuole rendere macchine poco (o forse, per niente) pensanti. Si chiama Elisa Ferrara ed è una giovane “acerrana” (lei sottolinea, metà pugliese e metà campana), che ho conosciuto per caso e con piacere su Instagram.
Vi presento quindi in questo articolo questa giovane donna, perché penso sia giusto far conoscere e dare spazio a persone che creano arte, in qualunque sua forma.

1. Perché il tuo nome d’arte è “Artheesa”? Per caso è stato un ragazzo a suggerirmelo, un giorno mi disse che il nome che avevo (prima era “Art is in the world”) era troppo lungo da ricordare. Così, prendendo ispirazione da Freeda (noto progetto editoriale Freeda Media), mi suggerì Artheesa, che io reputo sia la perfetta combinazione tra Art (arte) ed eesa (pronunciato in inglese isa, parte finale del mio nome).
2. Com’è nata la tua passione per la fotografia e/o chi te l’ha trasmessa? Ad essere sincera, verso i miei 12/13 anni, la fotografia era una tendenza tra le mie coetanee. Iniziò poi ad interessarmi più seriamente, anche se probabilmente è stato uno dei miei zii pugliesi a trasmettermi questa passione. Questo mio zio possedeva e possiede tutt’ora una macchina fotografica con cui cominciai a dilettarmi.
3. Quando hai iniziato a fare i tuoi primi scatti? A 13 anni comprai un’Olympus, una piccola macchina fotografica con cui mi divertivo scattando in casa in compagnia delle mie amiche oppure immersa nella natura pugliese.

4. Cos’è che ti ispira? La bellezza. La gente non si rende conto che la bellezza non è solo un fattore estetico ma anche una percezione della realtà. C’è qualcosa nelle persone che le rende attrattive ed io ritrovo questo fattore in tutte le mie modelle. Sono ragazze normali che, semplicemente, riesco a valorizzare creando un immagine. Quando cammino per strada, mi guardo intorno e mi innamoro della vecchietta col foulard, del bambino che gioca, della signora un po’ trasandata che fuma una sigaretta al bar… me ne innamoro e ne faccio tesoro.
5. C’è un soggetto che ti piace particolarmente fotografare e un soggetto che proprio non ti piace? I miei primi soggetti erano per lo più paesaggi. Trascorrendo parte del mio tempo nella campagna dei miei nonni mi piaceva girovagare ed immortalare la natura di cui ero circondata. Nel 2018 ho iniziato con i ritratti femminili e da lì in poi non mi sono più fermata. In conclusione direi che la natura ed i volti femminili sono ciò che più mi attrae, anche se sento un grande amore verso i volti anziani, ma ancora non sono riuscita a sperimentare questo soggetto adeguatamente. Quindi sì, ci sono soggetti che preferisco ma non posso affermare che ce ne sia proprio qualcuno che non mi piaccia.
6. Qual è il concetto che caratterizza la tua fotografia? La figura femminile.

7. Perché proprio la figura femminile ? Perché proietto una parte di me nelle foto, credo che i soggetti femminili mi attraggano di più in quanto mi rappresentino meglio. Provai a scattare con un uomo e fui soddisfatta del risultato, ma ritengo sia più difficile per me fotografarli poiché, per ora, non mi sento abbastanza ispirata. Nonostante ciò, sto elaborando delle nuove idee per sperimentare di nuovo in futuro la fotografia maschile.
8. Come scegli i/le tuoi/tue modelli/e? Solitamente quando vedo una persona che mi colpisce particolarmente, si crea immediatamente un’immagine nella mia mente, quasi come un quadro. In quel quadro ci sono anche io, o meglio, una delle mie sfaccettature. E’ come se proiettassi una parte di me sui miei soggetti. Guardandole, ammirandole, vedo la strega che c’è in me, la purezza della fata, la trasgressione della puttana, e così via per tutte le altre migliaia di sfumature femminili possibili. Semplicemente, le guardo, le immagino e me ne innamoro. Ovviamente non ho sempre la fortuna di ottenere un sì alla proposta di uno shooting dalle ragazze che incontro e mi ispirano, talvolta mi lascio consigliare dalle diverse proposte che ricevo per lavoro, ma in qualunque caso mi baso sulle sensazioni che mi trasmettono e provocano.
9. Come scegli i colori predominanti nelle tue foto? Associ ad essi un significato? Dipende dal progetto. Scelgo con cura i colori di gioielli e vestiti in base al tema delle foto. Se si vuol far arrivare un concetto di trasgressione cerco di accostare il rosso e l’azzurro che, per esempio, suscitano emozioni contrastanti. Il rosso simbolo della passione, l’azzurro della purezza.

10. Qual è stata l’esperienza più costruttiva a livello lavorativo-fotografico? L’esperienza che ho fatto più costruttiva è avvenuta a novembre in un vero studio fotografico, con una vera modella ed un vero brand da pubblicizzare. Il tutto sempre fatto in modo amatoriale ma avendo l’opportunità di lavorare su un brand preciso. Questo brand si occupa di gioielli, e per le foto mi furono dati a disposizione i loro gioielli. In pratica, sono stata in grado di rapportarmi con quello che è il mondo della fotografia pubblicitaria.
11. C’è un fotografo professionista famoso e non che apprezzi? Seguo molto Nima Benati, una fashion photographer italiana che senza l’istruzione di alcuna accademia è riuscita a lavorare per i grandi marchi: Dolce&Gabbana, Saragiunti, Saint Laurent. E poi Nicholas Fols, giovane fotografo emergente, che mi attira molto coi suoi ritratti con soggetti prevalentemente femminili.
12. Secondo te cosa rende un fotografo migliore di un altro? La percezione della realtà. Il saper creare il giusto contesto ed il giusto messaggio in base a ciò che si vuole trasmettere. La fotografia non è solo cogliere l’attimo, ma premeditare ed intersecare i vari pezzi per creare un puzzle. Non è facile combinare make up, modelli, location, outfit, luci, ecc. E’ un lavoro che il fotografo, in qualità di art director deve saper fare.

13. Raccontaci un aneddoto divertente dei tuoi shooting! Di divertente ricordo il mio approccio con una modella francese. Ero in stazione, in compagnia di mia madre, aspettando il treno per Napoli. Notai una ragazza nera, dai capelli ricci e gambe lunghissime, seduta ad aspettare. Feci cenno a mia madre di guardarla. La ragazza ci notò e mia madre esordì con:” ti stavo guardando perché mia figlia pensa tu sia bella”. Tutte e tre scoppiammo a ridere. Quando arrivò il treno, decisi di sedermi vicino alla ragazza dalle gambe lunghe e di tentare un approccio. Ma poi scoprii che non parlava bene l’italiano e le cose si complicarono. Riuscì comunque a conquistare la sua simpatia e in più il suo numero di telefono per uno shooting fotografico.

14. E l’aneddoto meno divertente, anzi, forse tragico? Dovevo fare la prova vestiti e gioielli con una modella franco africana con la quale mi ero data appuntamento alla stazione di Acerra. Premetto sottolineando che io non conosco minimamente il francese e la modella non conosceva minimamente l’inglese o l’italiano. Quel giorno capii l’importanza di google traduttore. Arrivai alla stazione puntuale e mi sedetti ad aspettare. Lei non arrivava. Provai a telefonarle ma la comunicazione non fu delle migliori e decidemmo di procedere tramite messaggio in modo tale che entrambe avessimo la possibilità di tradurre. Arrivando al dunque, quando arrivò l’orario dell’appuntamento alla stazione di Acerra, lei si trovava ancora a Napoli ad aspettare il treno. Decisi di tornare a casa poiché il cellulare stava morendo. Circa 30 minuti dopo mi scrisse di essere arrivata. Le inviai così la posizione di casa mia che si trova quindici minuti distante dalla stazione. Lei scrisse di non poter usare Google Maps in quanto anche il suo cellulare fosse al minimo della batteria. In conclusione, tornai alla stazione per recuperarla ed andammo a casa mia. Imparai l’inutilità degli orari per i franco africani. L’importante era arrivare, prima o poi…
15. Cosa ti aspetti da questa tua passione? Posso solo sperare diventi un lavoro. Credo che lo scopo di tutti nella vita sia fare ciò che più piace ed io ho trovato ciò che mi piace.

16. Hai due righe per invitare tutti i lettori sui tuoi social! Sono abbastanza brava in ciò che faccio. Non m’importa il numero dei followers, non è una mia priorità. L’importante per me è che i miei lavori arrivino a persone interessate a questa forma d’arte e che la sappiano apprezzare e criticare. Se siete quel tipo di persone allora venite a dare un’occhiata ai miei lavori. Siete i benvenuti.
Qui di seguito i link ai suoi social: